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SAN BENEDETTO DEL TRONTO

La scorsa estate, a fare compagnia alle sculture di Ugo Nespolo e Mark Kostabi, nell’Isola dell’Arte fu inaugurata una scultura di Salvo, inaspettatamente rivelatasi la gioia dei bambini che saltano in groppa all’elefantino di bronzo e tentano improbabili scalate alla palma a fianco. Quest’anno, come da programma, all’artista torinese è stata dedicata una personale nei luminosi spazi della Palazzina Azzurra, con opere dal 1970 ad oggi, quasi tutte provenienti dalla collezione Nieri di Lucca. Si andava dai lavori concettuali - le lapidi “W L’ITALIA” e “La lepre e la tartaruga”, il ricamo “Salvo tricolore” - ai dipinti dalla metà degli anni Settanta in avanti per concludere con “Una sera” del 2OOO. Quindi, composizioni mitologico-religiose, rovine, nature morte, minareti, ottomanie, autoritratti, paesaggi; tutti caratterizzati da cromie irreali, senza ombre e rapporti tonali, che conferiscono ai dipinti la leggerezza e l’incanto della naïvité, nonostante la citazione colta che specula concettualmente sul passato. A conti fatti, Salvo resta uno dei più attendibili e originali operatori visuali del panorama italiano postmoderno.

Luciano Marucci

[«Juliet» n. 99, ottobre-novembre 2000, p. 77]