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Chi sono PDF Stampa

Nato per caso ad Arezzo nel 1935, lavoro nella quiete di Ascoli Piceno, in una abitazione a strapiombo sul fiume Tronto, distante dal traffico automobilistico.    Carattere: anticonformista, fin troppo impulsivo, impaziente e rigoroso; pragmatico, razionale e idealista.    Non sono un  santo, ma credo di essere profondamente umano e ho una visione etica della vita; credo nella sacralità dell’arte e ricerco la dimensione poetica e spirituale anche altrove. Mi ha sempre affascinato la teoria evoluzionistica di Darwin che ho ‘verificato’ anche alle isole Galápagos.    A chi mi chiede quando è iniziato l’interesse per l’arte, rispondo: “mentre frequentavo la prima elementare...”. E racconto come accadde.    Passioni giovanili: antropologia e archeologia preistorica, coreografia, jazz.    Formazione: più che i libri di storia di arte antica, ho privilegiato la conoscenza delle avanguardie storiche e del Bauhaus, le pubblicazioni sul contemporaneo e i cataloghi. Mi sono stati piuttosto utili: il lavoro sul campo, i viaggi in-continenti..., i rapporti interpersonali con gli artisti, i critici e altri ‘esperti’. Tra i più significativi, quelli con Bruno Munari Luca Maria Patella per la multidisciplinarità.    Ho fatto mio il principio di Walter Gropius secondo cui, se un allievo si invaghisce del passato, finisce per non avere una distinta identità. E non ho mai ignorato che la memoria è un contenitore limitato da riempire con accortezza per evitare l’inquinamento mentale e mantenere vivo l’interesse per il nuovo.    Ho iniziato l’attività giornalistica nel 1966 con “Il Resto del Carlino”, pubblicando recensioni di mostre e altro. Dopo un periodo di stasi, ho ripreso con testate diverse. È stata un’esperienza dispersiva, ma anche utile per vivere la realtà quotidiana.    Come operatore culturale ho esordito nel 1967 organizzando la VII Biennale d’Arte di San Benedetto del Tronto dal titolo Tendenze d’oggi e ho continuato con esposizioni collettive e individuali, senza intenti speculativi.    Per andare oltre la dimensione spazio-temporale..., ho avuto l’imprudenza di fare viaggi alquanto avventurosi in geografie lontane non conquistate dal consumismo, per capire com’eravamo e dove stiamo andando. Ne è derivato anche un vasto archivio di immagini e, con la complicità di mia moglie, ho pubblicato resoconti su “Avventure nel Mondo” e periodici non specializzati per comunicare, anche visivamente, conoscenze dirette, sensazioni e riflessioni.    Desideroso di affrontare concretamente problematiche esistenziali, ho ‘trascurato’ l’arte per quindici anni, dedicandomi prevalentemente all’ecologia applicata per conto dell’Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno, dove non ero “funzionario del consenso”. A seguito di contrasti politici e burocratici, dal 1985 me ne sono allontanato e, grazie... a un incidente d’auto in Messico, che mi aveva costretto all’immobilità per qualche tempo, sono tornato a occuparmi di arte contemporanea.    Da allora e fino al 2002 ho pubblicato studi monografici e molti articoli principalmente sulle pagine Cultura Picena, Cultura & Società, Cultura & Spettacoli del “Corriere Adriatico”, dove ho lavorato per un decennio (1993-2003).    Dal 1992 collaboro costantemente, senza condizionamenti, a “Juliet” art magazine con interviste a personalità (di varie nazioni) del sistema dell’arte e di altri ambiti; inchieste su argomenti di attualità e situazioni artistiche territoriali; reportage di esposizioni internazionali; recensioni di altre mostre. Dal mese di luglio 2016 pubblico articoli anche nell’edizione online della stessa testata.    Sempre dal 1993, fino al 2002, ho curato ampi servizi su importanti artisti, per il semestrale di arte e poesia “Hortus”.    Occasionalmente miei scritti sono apparsi in altri periodici e quotidiani, cataloghi, edizioni varie. Per i diversi lavori finora ho intervistato 190 artisti, 32 galleristi, 90 critici, 104 operatori di altri ambiti disciplinari, per un totale di 417 personalità italiane e straniere (alcune più di una volta).    Senza volerlo..., sono stato chiamato più volte a far parte di commissioni di concorsi pubblici.    Lavorare per l’arte mi ha dato la possibilità di stabilire relazioni con creativi di un certo calibro non soltanto visuali: da Chagall a Magritte, Heckel, Sutherland; da Munari a Veronesi, Turcato, Vedova, Accardi, E. Castellani, Alviani, Isgrò, da Beuys a Merz, Kounellis, Kentridge, Kosuth, Pistoletto, Paolini, Mondino, Patella, Schifano, Viola, Ontani, Paladino, Pirri, Pericoli, dal gruppo della “Nuova Scuola Romana” a Steinbach, Brus, Dokoupil, Abramovic, Holzer; da Dorfles a Menna, Restany, Bonito Oliva, Fuchs, Politi, Calvesi, Settis,  Hegyi, Weirmair, Hanru, Obrist, Vettese, Gioni, Scotini, Sacco; da Schäffer a Gelmetti, Chiari; da Sargentini a G. Marconi, Mazzoli; da Mekas a Toscani, Leonardi; da Rodari a Fo, G. R. Manzoni; da Mendini a Cucinella; da P. Fabbri a Roncaglia, M. du Sautoy; da Fofi a Luttwak. Parallelamente rivolgo particolare attenzione agli artisti più innovativi delle ultime generazioni.    Dal 1998, con mia moglie Anna Maria Novelli (nipote del musicista e musicologo Giovanni Tebaldini) mi occupo anche di storiografia musicale per il Centro Studi e Ricerche “Giovanni Tebaldini” di Ascoli Piceno, attuando iniziative per valorizzarne l’opera e gestendo il sito www.tebaldini.it concepito come edizione online in progress. Per tale Centro ho anche curato le pubblicazioni Per un Epicedio (D’Auria, 2001), Idealità convergenti. Giuseppe Verdi e Giovanni Tebaldini (D’Auria, 2001), Pagine inedite di un’identità musicale. Carteggio lauretano Tebaldini-Barbieri 1910-1926 (CARILO, 2006).    Per D’Auria Printing Group dal 1999 al 2015 ho realizzato Calendari d’Autore (pensati come mostre a domicilio), coinvolgendo noti artisti.    Dal 2009 al 2011 ho collaborato anche ad “ALI” (rivista d’arte, letteratura, idee...) e dal 2010 al 2015 a “Segno”. Ho scritto una quantità di articoli per i periodici di cultura varia “HAT” (1999-2015) e “Marche” (2002-2013). Saltuariamente scrivo anche su “Flash Art”, “Arte e Critica” e il quotidiano online “Artribune”.    All’attività intellettuale, per vari anni, ho alternato quella manuale, coltivando un orto biologico che mi ricongiungeva alla Natura e mi ha salvato dall’atrofia muscolare, dagli inquinamenti urbani e da quelli alimentari dei supermercati.

gennaio 2018

luciano marucci

 

[Per approfondimenti vai alle sezioni di questo sito e, per gli aspetti più privati, in “Viaggi nell’arte” / Rotte inedite e nell’attività svolta per il Centro Studi e Ricerche “Giovanni Tebaldini”]