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ASCOLI PICENO

L’artista marchigiano Bruno Mangiaterra conduce una ricerca a tutto campo, evidenziando

sempre sensibilità poetica e associando all’aspetto visivo quello concettuale. Per esprimersi al meglio usa più linguaggi e, a volte, si relaziona con altre discipline. Quindi, spazia dalle opere su carta eseguite con tecniche tradizionali a quelle installative. Le realizza pure a quattro mani, stabilendo una simbiosi operativa e di identità con letterati e fotografi. Alla personale presso il Centro d’Arte L’Idioma ha presentato una serie di acquerelli che visualizzavano, piuttosto dichiaratamente, la sua idea di globalità e i fantasiosi voli nell’infinito cosmico, leopardiano. Ecco allora i grandi quadri con la figura fissa della sfera, differenziata da lievi cromatismi che formavano aloni in contenuta espansione, evocanti astri in rotazione, anche perché disposti in punti diversi sugli ampi spazi dei supporti cartacei bianchi. La luna, il sole e le altre allusioni sorgevano da quattro raffinati quadretti: da un magma di materia-colore in cui vagavano le lettere scomposte di ALBA / MATTINO / GIORNO / LUCENTE. Al centro della galleria, per gravità, scendeva un ‘pendolo’ metallico che, secondo le intenzioni dell’artista - pur rimanendo nell’ambito della metafora - voleva riportare l’attenzione dell’osservatore dalla dimensione immaginaria alla realtà terrena e, forse, anche alla concretezza del cognome di Bruno... In definitiva l’intera opera, concepita con visione unitaria, testimoniava la circolarità del pensiero dell’autore, dell’universo a forma di cerchio senza presenze fisiche, ma carico di senso.

Luciano Marucci

[«Juliet» (Trieste), n. 133, giugno 2007, p. 89]